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L'abbazia di Sant'Antimo a Castelnuovo dell'Abate, Montalcino

Il crocefisso dell'abbazia di Sant'Antimo a Montalcino

L'architettura dell'abbazia di Sant'Antimo

Le pietre bianche utilizzate a Sant’Antimo sono di due tipi: travertino e alabastro (qui chiamato onice) provenienti dalle vicine cave di Castelnuovo dell’abate e trattate esternamente con una miscela di polvere ocra mischiata con materiale organico derivato dal pesce per proteggere la pietra dagli agenti atmosferici. L’alabastro è translucido ed a Sant’Antimo infatti la luce penetra nella pietra facendola vivere e risplendere. Questi materiali pregiati sono stati impiegati per le parti nobili come colonne e capitelli, le pareti sono invece blocchi di pietra spugnosa.

Il portale

Il portale è formato da alcuni semi pilastri addossati alla facciata che suggeriscono un antico portico oggi distrutto. La parte più antica è l’architrave del XII secolo, scolpita con foglie dell’albero della vita. I capitelli, il fregio a motivi vegetali, la ghiera scanalata e bombata mostrano l’influsso francese sull’abbazia. Un’iscrizione latina racconta di Azzo dei Porcari, monaco, padre e poi decano, promotore delle grandi novità architettoniche della chiesa che però morì dieci anni prima dell’inizio dei lavori. Il progetto iniziale era a due portali in corrispondenza della navata centrale ma il Monastero, in decadenza, decise di cedere il secondo portale alla chiesa di Santa Maria di San Quirico d’Orcia.

L'interno

L’interno di Sant’Antimo è spettacolare: le colonne svettano verso il cielo come maestosi tronchi d’albero e raggi di sole giocano nascondendosi fra archi e capitelli come fra i rami d'una foresta. E' il simbolo del giardino dell’Eden: al centro si erge il monte dell’altare sul quale è piantato il grande albero della Croce, simbolo della vita e della salvezza. Il soffitto a capriate di legno sembra la chiglia dell’arca di Noè, la barca che scivola sulle acque del diluvio portando l’umanità verso la salvezza.

Il deambulatorio

Il deambulatorio con cappelle radiali è uno schema innovativo, unico in Toscana e tra i pochissimi in Italia, che dimostra la mano francese nella progettazione. Le chiese dotate di deambulatorio sono soprattutto sulle vie di pellegrinaggio: Santiago de Compostela, Saint Gilles, Roma e Gerusalemme poiché nasce dall’esigenza dei pellegrini di girare attorno al luogo dove riposano le reliquie del Santo e sostarvi in preghiera.

Nel deambulatorio è stata usata la pietra più pregiata: ogni arco è abbellito dal suo capitello e dalla sua colonna. Nella cappella radiale centrale, costantemente ammirato dalle quattro aquile del capitello retrostante, sulla destra, dentro due arcate cieche, ci sono due affreschi del XV secolo, attribuiti a Spinello Aretino o a Taddeo di Bartolo, che raffigurano il pontefice San Gregorio Magno e San Sebastiano martire.

Le navate

Anche la volta a crociera delle navate laterali e del deambulatorio come pure lo slancio della navata alta circa 20 metri, mostrano lo stile francese. Anche la suddivisione della navata centrale in tre livelli, il piano delle grandi arcate, il piano del matroneo e infine il chiaropiano a livello delle finestre, non è tipica del romanico italiano dello stesso periodo. Ma la traduzione plastica della chiesa è sostanzialmente lombarda come la copertura lignea della navata e il ritmo delle colonne, interrotte da pilastri.

Il coro, l'altare, la cripta

Il coro è illuminato indirettamente dalla luce delle cappelle radiali, come spesso avviene in epoca romanica. Una grande bifora illumina l’altare maggiore, rialzato sopra tre gradini, a forma di sarcofago secondo le caratteristiche più arcaiche e circondato da sette archi. Il pavimento del coro, decorato con le mezzelune, stemmi della famiglia Piccolomini, è del XV secolo.

Sotto l’altare si apre una piccola cripta che ha però una collocazione anomala rispetto alla pianta generale dell’edificio. Si ipotizza quindi che si tratti della cripta della prima chiesa che ospitò la tomba di Sant’Antimo e dove si condensano 17 secoli di storia. Il piccolo altare è una lastra tombale in marmo, dei primi secoli della Chiesa, l’affresco del XVI secolo rappresenta la deposizione di Gesù nel sepolcro. Di fronte all’ingresso della cripta c’è la porta della sagrestia aperta nel XV secolo e per cui è stata usata una porta del IX secolo con gli stipiti ornati da girali ed uccelli.

Scultura

Le opere scultoree di Sant’Antimo, pur riprendendo motivi del mondo romanico quali fogliame del bacino mediterraneo, forme geometriche irlandesi, animali mitologici dell’est Europa, si pone ad un livello di altissima qualità rispetto al resto della Toscana. A Sant’Antimo si riconoscono due maestranze negli stili: il primo della Linguadoca francese, l’altro di Pavia in lombardia.

Il crocifisso in legno policromo del XIII secolo che sovrasta l’altare, opera di uno scultore di passaggio, riflette un’influenza stilistica della Borgogna francese: Cristo è dritto sulla croce, la testa leggermente inclinata a destra, gli occhi aperti le braccia quasi orizzontali per abbracciare l’universo, le ginocchia appena flesse, i piedi leggermente staccati dall’altare.

Le opere del Maestro di Cabestany

Il capitello di Daniele nella fossa del leoni, opera del Maestro di Cabestany, è la seconda colonna a sud partendo dal portone d’ingresso. Il capitello in travertino ha l’abaco di alabastro ed è sorretto da un pilastro di epoca recente. Da un lato vediamo Daniele in atteggiamento di preghiera in mezzo ai leoni affamati, dall’altro i leoni che sbranano gli accusatori. I due personaggi alla destra di Daniele sono Abacuc che offre a Daniele del cibo avvolto da una stoffa pregiata e l’angelo che lo tiene per i capelli. Dall’altra parte del capitello vediamo due leoni che inghiottono gli accusatori di Daniele. Nell’abaco, la parte superiore del capitello, sono scolpite figure di mostri, draghi e leoni che si mordono la coda e si sbranano a vicenda. Queste belve orrende e feroci simboleggiano la morte e il Diavolo sconfitti da Cristo risorto. Lo stesso significato assumono i due uccelli che mordono il serpente: è sempre la vita che vince la morte. Dall’altra parte dell’abaco sono raffigurati fiori e frutti minati da serpenti. Questo capitello che simboleggia la resurrezione è stato posto in questo punto della chiesa perchè in primavera viene illuminato dal sole nel mese della Pasqua.

A Sant’Antimo vi sono altre due opere del maestro di Cabestany: la prima è la base del cero pasquale. Sulla colonna di marmo è scolpito il ciclo dell’infanzia di Gesù: Annunciazione, Natività, annuncio ai pastori, bagno del bambino. Dieci personaggi, sei animali e anche una stella incisi su un tronco alto 70 cm. con un diametro di 28. La seconda è il calco sulla porta del tabernacolo tratto da un particolare del sarcofago di San Saturnino presso Saint Hilaire in Francia. Due angeli incensano il sepolcro del santo, sotto la mano benedicente del Padre.

La sala capitolare

Accanto alla cappella carolingia si trova la Sala Capitolare al cui esterno c’è una finestra a tre arcate che risale all’VIII secolo. Uno dei capitelli è senza ornamenti, l’altro è ornato da otto foglie di palma e da un intreccio geometrico. Qui la comunità dei Canonici Regolari si riunisce ogni giorno per leggere il Martirologio un brano della regola di Sant’Agostino.

Il chiostro

Sant’Antimo ha la pianta del monastero simile agli altri monasteri benedettini dell’Europa medievale: l’abside orientato ad est ed un chiostro verso sud attorno a cui si radunano le varie strutture. Andato completamente distrutto, il chiostro aveva una pianta quadrata al centro del quale c’è un pozzo medievale per la raccolta dell’acqua piovana.

A Sant’Antimo il chiostro ricalca l’antico atrio romano attorno ai lati del quale correva un passaggio coperto. Nella parte est, a partire dalla chiesa, si incontrano la sagrestia e la sala capitolare. Al piano superiore. Nell’ala Sud, opposta alla chiesa, c’è il dormitorio dei monaci, il refettorio e la cucina.