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abbazia Sant Antimo Montalcino


campanile Sant Antimo Montalcino


Sant Antimo Montalcino


croce Sant Antimo Montalcino


Sant'Antimo

Nella valle dello Starcia, piccolo ruscello affluente dell’Orcia, vicino Castelnuovo dell’Abate, sorge la magnifica abbazia di Sant’Antimo, divenuta ormai icona di Montalcino nel mondo con l’immagine del gruppo abside, campanile e cipresso.

Tra storia e leggenda

La leggenda vuole che l’abbazia di Sant’Antimo sia stata fondata da Carlo Magno quando la sua corte e l’esercito furono colpiti dalla peste sul monte Amiata. L’imperatore chiese la grazia di guarire e ottenutala, in ringraziamento, costruì Sant’Antimo.

In realtà la costruzione del nucleo primitivo va ricollegato al culto delle reliquie di Sant’Antimo di Arezzo, morto nel 352d.C. Alcuni devoti costruirono sul luogo del martirio un piccolo oratorio al fine di poter pregare sulla sua tomba.

La prima Sant’Antimo fu costruita sui resti di una villa romana, come dimostra il bassorilievo con la cornucopia sul lato nord del campanile o alcune colonne nella cripta carolingia. Doveva inoltre esserci una fonte di acqua terapeutica, come racconta l’incisione “Venite et bibite” su di una pietra.

La cappella carolingia

I re Longobardi utilizzavano le abbazie, costruendole a distanza di circa 30 chilometri l’una dall’altra, come punti di sosta e di ristoro per i pellegrini diretti a Roma, per i mercanti, i soldati e i messaggeri. Nel 770 diedero incarico all’abate Tao di iniziare la costruzione di un monastero benedettino all’incrocio di importanti vie di comunicazione, in un periodo in cui le abbazie erano importanti centri artistici, oasi di serenità e prosperità economica, affidandogli anche la gestione dei beni demaniali del territorio sul quale veniva edificato.

Carlo Magno, di ritorno da Roma nel 781, seguendo la Via Francigena, giunse a Sant’Antimo mettendo il suo sigillo sulla fondazione di questo monastero ancora in costruzione. Nell'814 un diploma di Ludovico il Pio, figlio e successore di Carlo Magno, arricchisce l’abbazia di doni e privilegi. Sant’Antimo diventa a tutti gli effetti un’abbazia imperiale da cui verrà l’impulso alla sua piena maturità.

E’ questa la Cappella Carolingia dell’VIII secolo di cui l’antica abside è ciò che resta. L’interno è un’unica navata rettangolare la cui copertura originariamente era a capriate. Un ciclo di affreschi monocromi di Giovanni d’Asciano sulla vita di S. Benedetto riveste le pareti. Oggi questa cappella è la sagrestia di Sant’Antimo.

Sotto la cappella si trova la cripta carolingia formata da due absidi contrapposti: una ad est, corrispondente a quella della chiesa superiore, con una piccola finestra a forma di occhio di bue, una ad ovest, una semplice nicchia semicircolare. Quattro colonnette sormontate da capitelli a piramide tronca rovesciata sostengono la copertura e dividono lo spazio in tre minuscole navate.

La grande abbazia

In epoca carolingia la comunità benedettina di Sant’Antimo visse il suo periodo di massimo splendore. L’abate di Sant’Antimo era insignito del titolo di Conte Palatino, consigliere del Sacro Romano Impero sotto la cui giurisdizione c’erano 96 tra castelli, terreni, poderi e mulini, 85 tra monasteri, chiese, pievi e ospedali fra Grosseto, Pistoia, Siena e Firenze. Agli inizi del XII secolo l’abbazia era forte sia dell’appoggio del Papato che dell’Impero.

Come inciso sui gradini dell’altare maggiore, nel 1118 il Conte Bernardo degli Ardengheschi cede il suo intero patrimonio all’abbazia ed inizia così la costruzione della nuova chiesa. L’abate Guidone chiama architetti d’oltralpe per progettarla e il modello fu quello dalla chiesa benedettina francese del 1050 di Vignory.

È molto probabile che tra il primo monastero e questa grande abbazia vi fosse una chiesa intermedia. Ci sono infatti molti resti di una struttura di epoca anteriore. Accanto alla cappella Carolingia ci sono i resti dell'oratorio della primordiale chiesa con la cripta che racchiude il sepolcro di Sant’Antimo e sulla quale i monaci benedettini, intorno al 1000, costruirono una chiesa più grande di cui rimane solo il campanile, staccato dalla navata secondo la tradizione architettonica italiana di quel periodo. Nel XII secolo venne costruita la grande chiesa attuale adeguando e ritagliando i volumi del presbiterio in modo da poterlo inserire tra il campanile e la cappella carolingia. Ecco perchè la zona del coro è più stretta del resto della chiesa.

Il declino

Verso la metà del XII secolo la chiesa è quasi finita, ma la facciata non è ancora completata e nel 1145 Siena, in lotta al nord con Firenze, costringe l’abate di San Salvatore a cedergli il castello di Radicofani sulla via Francigena e Papa Clemente III nel 1189, assoggetta la pieve di Montalcino al Vescovo di Siena. Nel 1200 Filippo Malavolti, Podestà di Siena, al comando di un contingente militare attacca Montalcino. Il 12 giugno 1212 l’Abbazia deve cedere la quarta parte del territorio di Montalcino, il centro più importante della propria giurisdizione, al comune di Siena. Inizia la decadenza di Sant’Antimo. Siena intacca gradualmente i beni del monastero al punto che l’abbazia nel 1293 possiederà soltanto un quinto di tutte le antiche proprietà.

L'architettura di Sant'Antimo

La comunità di Sant'Antimo