Val d'Orcia
Il paesaggio come opera d'arte
La Val d'Orcia è l'esempio di come, nel Rinascimento, l'ambiente naturale sia stato manipolato e ridisegnato dall'uomo per esprimere gli ideali del buon governo e creare il bello con il paesaggio. Uno stile celebrato dai pittori della Scuola Senese, fiorita durante il Rinascimento, e divenuto icona che ha profondamente influenzato il modo di pensare il paesaggio negli anni a venire.
Lontano dalla via maestra l'incontaminato abitato
La Val d'Orcia è l'incontaminato abitato, un luogo speciale immerso nella pace e nella tranquillità dei suoi borghi e della sua campagna. E' una terra la cui anima stupenda spesso non si può scoprire che abbandonando l'automobile e i vestiti "della festa" per vestire panni più comodi ed immergendosi in passeggiate o cavalcate attraverso mulattiere, sentieri, guadi lungo ruscelli e fermandosi a bivaccare presso una casa contadina o un'osteria di quelle di una volta.
La Val d'Orcia è lontano dal traffico e dall'inquinamento, è lontana dalla via maestra e richiede un più profondo contatto con la natura e le genti che la abitano per potersi svelare in tutta la sua magnificenza.
Un'antica valle marina
La Val D'Orcia è un antichissimo golfo marino che si ritirò violentemente lasciando in secca una valle profonda, arida e argillosa cosparsa di conchiglie ed altri detriti come il fondo del mare.
In alcune stagioni la parte meridionale pare quasi un brullo deserto che il costante e paziente lavoro dell'uomo in combutta con l'energia ancestrale della primavera trasforma in un'esplosione di coltivazioni, macchie di boschi e incolti lussureggianti. La parte settentrionale è più fertile, verdeggiante e caraterizzata da campi fioriti, orti e giardini all'italiana. In particolare la zona est è dominata dalle coltivazioni
dei cereali e dai pascoli mentre ad ovest la fanno da padrone la coltivazione
dell'olivo, della vite ed i boschi centenari.
Calanchi e biancane
Il paesaggio della Val d'Orcia è famoso nel mondo per la presenza di calanchi e biancane, forme geomorfologiche che conferiscono al paesaggio, in alcuni periodi dell'anno, quel tipico aspetto lunare. I calanchi sono bacini idrografici di dimensioni molto ridotte: costoni di terra argilloso-cretacea a forma di ventaglio o penna e separati da creste affilate. Le biancane sono formazioni a cupola di colore chiaro che si trovano solitamente nei terreni più recenti ed hanno un versante ricoperto dalla vegetazione. Famose, con i loro mammelloni, sono quelle di Ripalta, Lucciolabella, Beccatello, Torre Tarugi, Casa a Tuoma e Contignano.
Le terme
La Val d'Orcia è ricca di fonti termali che sgorgano dalle viscere del suolo portando in superficie acque sulfureo-calciche caldissime, circa 40°C, sfruttate fin dall'antichità per il benessere e la cura del corpo.
I borghi più famosi sono Bagno Vignoni, San Filippo e San Casciano dei Bagni. Recentemente sono state trovate fonti anche nel sottosuolo di Montalcino ed alcune strutture ricettive sono dotate quindi di piscine termali naturali.
Il fiume Orcia
Il fiume Orcia nasce ruscello sul Monte Cetona, fra Cetona e Radicofani, per trasformarsi, più a valle, in un placido fiume dal larghissimo letto che serpeggia lento nel sole e che pare tentare pigramente nuovi percorsi fra le colline toccando i comuni di Sarteano e Pienza.
Giunge poi a lambire il Monte Amiata abbracciandolo lungo le pendici dei versanti Est ed ovest e ricevendo le acque del Formone, dell'Asso e dell'Ente. A San Quirico d'Orcia inizia ad essere stuzzicato dalle pendenze della montagna e, proseguendo, si apre a fatica uno stratto passaggio fra Castiglione d'Orcia e la Ripa entrando nel territorio di Montalcino e passando nelle frazioni di Monte Amiata Scalo e S.Angelo Scalo.
Sotto i bastioni di Castello Banfi nella frazione Poggio alle Mura, confluisce nel fiume Ombrone per correre infine verso il mar Tirreno e la libertà. L'Ombrone è il fiume che chiudendo a nord-ovest il vasto comune di Montalcino segna anche il confine del Parco artistico naturale e culturale della Val d'Orcia.
Vegetazione
Il cipresso è l'albero che simboleggia la Val d'Orcia, in particolare il gruppo solitario fra Montalcino e San Quirico d'Orcia. Insieme ad olivo e vite, il cipresso è sin dall'antichità il simbolo della civiltà umana.
I boschi centenari sono spesso molto fitti e composti da querce, leccio, cipresso, faggio, castagno e corbezzolo.
Animali
Una delle esperienze più belle in queste terre è il frequente incontro con gli animali selvatici nel percorrere le strade sterrate. Fra gli animali più diffusi vi sono: capriolo, cinghiale, istrice, volpe, puzzola, tasso, faina, donnola, gufo, muflone, civetta, barbagianni, allocco, poiana, biancone, albanella, gheppio, picchio muratore e picchio verde, corvo imperiale, torcicollo e pigliamosche.
L’area protetta “Parco della Val d'Orcia”: un progetto di Natura e Cultura
Il progetto del parco della Val d’Orcia affonda le sue radici verso la fine degli anni Ottanta, quando i Comuni di Castiglionc d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia iniziarono a pensare all’idea di un’area che coniugasse il binomio conservazione e sviluppo sostenibile.
Nel 1996 viene creata la Società di gestione e promozione Val d’Orcia srl con capitale misto pubblico-privato. Nel 1997 si istituisce l’organo di governo Conferenza dei Sindaci del Parco della Val d’Orcia. Nel 1999, con decreto della Regione Toscana, viene creata l’Area Naturale Protetta d’Interesse Locale, uno strumento di tutela leggero senza i vincoli previsti per i Parchi Nazionali. Il 2 luglio 2004, infine, il Parco della Val d’Orcia viene riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, per lo stato di conservazione eccellente del panorama.
L’idea del Parco della Val d’Orcia è basato sul concetto di ambiente non solo come luogo naturale ma soprattutto come spazio dove l’uomo vive, lavora, produce cultura e dove può migliorare e modificare le proprie condizioni di vita senza incidere negativamente sul paesaggio.
L’intento dei promotori del parco è quello di creare una gestione coordinata del territorio basata su di un mix di qualità, conservazione, sviluppo economico. Il Parco vuole essere una garanzia per le generazioni future... una scommessa che sta avendo successo.