Brunello di montalcino
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Clemente Santi - Brunello di Montalcino
Clemente Santi

Ferruccio Biondi Santi - Brunello di Montalcino
Ferruccio Biondi Santi

Tancredi Biondi Santi, Brunello di Montalcino
Tancredi Biondi Santi

Franco Biondi Santi-Brunello di Montalcino
Franco Biondi Santi

Riccardo Paccagnini and Brunello di Montalcino
Riccardo Paccagnini

Giovanni Colombini, Brunello di Montalcino
Giovanni Colombini

veccie annate barbi pertimali, Brunello di Montalcino
Vecchie annate di Brunello di Montalcino Barbi e Pertimali

Storia del Brunello di Montalcino

La dinastia dei Biondi Santi

Clemente Santi

Clemente Santi naque a Montalcino il 17 settembre 1795 da Luigi Santi, farmacista membro della locale Accademia degli Astrusi e Petronilla Canali nipote d'un famoso erudita. Clemente crebbe in un fecondo ambiente culturale laureandosi in Farmacia all’Università di Pisa e diventando poi corrispondente della fiorentina Accademia dei Georgofìli e collaboratore del Giornale Agrario Toscano. Intorno al 1820 iniziò ad interessarsi dei problemi agricoli evidenziando la necessità dì uscire dall’improvvisazione e di imitare gli inglesi dando un tono scientifico alla materia.

Impiantò vitigni selezionati alla fattoria Il Greppo dove sperimentò nuovi metodi di vinificazione. I suoi vini furono premiati nel 1850 a Firenze, a Parigi e Londra. Da subito comprese il valore del commercio con l’estero e nel 1865 presentò la prima bottiglia col nome Brunello di Montalcino inventando di fatto questo vino. La figlia Caterina sposò Jacopo Biondi da cui naque Ferruccio Biondi Santi.

Ferruccio Biondi Santi

Il nipote di Clemente, Ferruccio Biondi Santi, combattè contro la fillossera per la sopravvivenza dei vigneti, notando che le viti di Moscadello di Montalcino soffrivano moltissimo mentre i vitigni toscani rossi come il Sangiovese meno e fra questi il Brunello, il Sangiovese Grosso. Decise così di selezionare queste uve per i suoi vini ed iniziò estenuanti esperienze di vigna e cantina dimostrando che le uve Brunello potevano essere utilizzate da sole per un vino dal lungo invecchiamento. Limitò le rese per ottenere uve più ricche e selezionò solo i grappoli migliori per le riserve.

Lasciò a lungo il vino a contatto delle bucce durante la fermentazione per estrarre le caratteristiche aromatiche e di struttura che resistessero nel tempo. Il Brunello di Ferruccio Biondi Santi, ricco di tannini e con un elevato grado di acidità, veniva invecchiato per anni in grandi botti di rovere. La prima grande annata del Brunello fu il mitico millesimo 1888, di cui oggi rimangono ancora alcune bottiglie al Greppo.

Tancredi Biondi Santi

Il figlio di Ferruccio, Tancredi Biondi Santi, nacque nel 1893, si laureò in agronomia all’Università di Pisa e nel 1926 fondò a Montalcino la cantina cooperativa "Biondi Santi & C. Cantina Sociale" esortando a piantare vitigni di Brunello ed unirsi a lui. Poi arrivò la fillossera, la Grande Depressione del 1929 e la Seconda Guerra Mondiale. Tancredi continuò però a produrre il Brunello di Montalcino

Il Brnunello di Montalcino di Tancredi si affermò nel mondo tanto che il presidente della Repubblica Saragat fece servire una Riserva 1955 alla Regina Elisabctta II durante un pranzo all’Ambasciala Italiana a Londra nel 1969. Nel 1970 Tancredi Biondi Santi officia la cerimonia della ricolmatura delle vecchie annate per i millesimi 1888, 1891, 1925 e 1945 insieme al figlioFranco, al notaio Don Giovanni Cuiso e agli scrittori Mario Soldati e Luigi Veronelli.

Franco Biondi Santi

Franco Biondi Santi nasce nel 1922, si laurea in Agraria a Perugia e dagli anni Cinquanta affianca il padre Tancredi nella produzione di Brunello di Montalcino diventando l'uomo mito del Brunello e, in generale, del vino italiano per la qualità estrema dei suoi vini e per le battaglie a difesa dell’identità del Brunello. Considerato un filosofo del vino, un grande sognatore, un eccezionale agronomo ed enologo, è conosciuto in tutto il mondo come il gentleman del Brunello per il suo stile inconfondibile e la cultura che si riflettono nei suoi vini.

La prima vendemmia di Franco Biondi Santi è il 1970, oggi riserva best seller dell’enologia mondiale. I Brunelli di Franco hanno eccezionali caratteristiche organolettiche e portano la firma inconfondibile di una scommessa secolare sulle potenzialità più autentiche ed antiche del Sangiovese.

Gli altri protagonisti del Brunello

Raffaello Padelletti

Raffaello Padelletti naque a Montalcino nella prima metà dell’Ottocento. Si aureò in Giurisprudenza, seguì poi la carriera notarile ed ereditò dal padre un immenso patrimonio di poderi e palazzi. Iniziò a produrre vino a Montalcino per pura passione divenendo sostenitore della produzione di Brunello e tra i primi a mettere sulle bottiglie etichette in stile liberty.

Riccardo Paccagnini

Riccardo Paccagnini si laureò alla Facoltà di Agraria dell’Università di Roma. Collaborò con i grandi produttori di vino della Montalcino di fine Ottocento sperimentando innovativi metodi di vinificazione raccogliendo queste esperienze ad inizio Novecento nel “TrattatoTeorico Pratico di Agricoltura ed Enologia”.

Giovanni Colombini

Giovanni Colombini, discendente d’un antico casato senese, nacque nel 1903 a Sassari, Si laureò in Legge all’Università di Moderni dove il padre era Rettore. Tornato nel 1935 a Montalcino per seguire la Fattoria dei Barbi fu il pioniere della vendita diretta portando i prodotti agricoli sulla tavola del cliente e vendendo il Brunello per corrispondenza facendo conoscere il Brunello nel mondo e aprendo tutti i principali mercati.

Nel 1936 divenne Podestà di Montalcino e fece restaurare la Fortezza, Sant’Antimo, Sant’Agostino e il Palazzo Comunale. Fu il primo in Italia a credere nel turismo del vino e ad aprire la sua cantina ai visitatori nel 1960. Convinto che solo con una produzione grande fosse possibile promuovere nel mondo i prodotti di qualità, nel 1968 raggiunse l’obiettivo delle 100.000 bottiglie di Brunello prodotte.

Il boom del Brunello

Dalla metà degli anni Ottanta molti vengono a Montalcino a comprare aziende agricole ma l’esplosione della fama del Brunello inizia con il millesimo 1995, quando si radica la consapevolezza e la capacità per produzioni di assoluta eccellenza a livello mondiale. Negli anni Novanta infatti Montalcino ottiene la definitiva consacrazione quale zona viticola universalmente conosciuta. Questo porta a sostituire parzialmente i primi vigneti impiantati negli anni Sessanta aumentando la densità per ettaro da 3.000 a 4.500-5.500 viti.

Oggi a produrre Brunello sono circa 250 cantine per una produzione di oltre 6,5 milioni di bottiglie. Il Brunello di Montalcino è il vino italiano di fascia alta più venduto in Italia ed è diventato una bandiera della toscanità e del vino italiano nel mondo.

Il mito del Brunello

Produrre Brunello è diventato oggi il sogno mitico dei vip di mezzo mondo: molti personaggi famosi, artisti, imprenditori, assicuratori, nobili, avvocati, immobiliaristi, sono venuti a Montalcino a comprare un’azienda agricola in cui produrre il mitico Brunello. Fra questi Richard Parsons, ex numero uno del colosso mediatico Aol Time Warner ed oggi chairman di Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari del mondo, l’artista della Transavanguardia Sandro Chia, Salvatore Ligresti di SaiAgricola, Francesco e Riccardo Illy, esponenti dell’impero del caffè, l’altoatesino Rainer Loacker della nota industria dolciaria, Massimo Ferragamo, leader della griffe della moda.

I terreni di Montalcino hanno così subito una rivalutazione stellare: nel 1967 un ettaro di terreno vitato valeva 1,8 milioni di lire (15.500 euro), oggi circa 5-600.000 euro.

Il marchio “Brunello di Montalcino”

Brunello di Montalcino è oggi un marchio collettivo fra i più conosciuti al mondo che raccoglie gli interessi di viticoltori, enti locali, commercianti, albergatori, ristoratori e di tutti gli operatori della Val d’Orcia. Si stima che gli interessi legati al marchio Brunello di Montalcino si aggirino attorno al miliardo di euro l’anno, un colosso economico fra le migliori espressioni del Made in Italy.

Museo del Brunello