Brunello di montalcino
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Mongolfiera Val d'Orcia
L'interno del pallone gonfio di aria calda

Mongolfiera Val d'Orcia
Il panorama della Val d'Orcia in volo sulla mongolfiera

Mongolfiera Montalcino
Il pilota della mongolfiera scruta l'orizzonte

Mongolfiera Val d'Orcia
Il pallone sgonfio dopo il morbido atterraggio

Escursioni in mongolfiera

Volare, il sogno più antico dell'uomo

Come testimonia il mito di Icaro che fu a tal punto avvinto dall'ebrezza del cielo da volare, con le ali di piume e cera costruite dal padre Dedalo, troppo vicino al sole, volare è il sogno più antico dell'uomo.

Galleggiare nel cielo

La mongolfiera è una palla colorata piena d'aria calda che galleggia nel cielo, scherza con le cime delle colline, stuzzica i borghi dall'alto lasciandosi trasportare dal vento, chissà dove. Il volo in mongolfiera ogni giorno è diverso: a seconda di dove tirerà il vento saremo trasportati in una direzione diversa. E' fiducia nel mondo, è scoperta inaspettata, è ritornare bambini. La mongolfiera è un volo cortese, delicato, gentile: non strappa verso l'alto in un clima blindato come l'aero ma solleva con grazia, alleggerisce pian piano, mostra con lentezza e restituisce alla terra amichevolmente. La mongolfiera è il sogno dell'umanità quand'era bambina.

Il decollo

Ci si sveglia prima dell'alba ragiungendo il campo di decollo. Se il tempo è buono si volerà, altrimenti resteremo a terra. Il pallone sgonfio è disteso sull'erba bassa dietro al podere, il cesto di paglia, con le sue bombole di gas combustibile e i suoi potenti motori sputafuoco, è ormeggiato nel mezzo del prato all'inglese. Ecco che vengono serrate le ultime funi. Ora, se vogliamo, possiamo aiutare: ci vengono dati un paio di guanti da lavoro con i quali solleviamo da entrambe le parti del cesto la bocca del palone mentre il nostro pilota inizia a riempire di aria calda l'interno. Pian piano la mongolfiera prende forma, s'ingrassa e s'alza lenta sopra le nostre teste. Finchè è ritta sopra il cesto tirandolo verso l'alto. Si caricano le ultime cose: la radio, le mappe, gli zaini... Infine entriamo nel cesto con un filo di emozione: stiamo per volare!

Le funi vengono alentate ed iniziamo a muoverci piano, poi i motori sputano fuoco con forza dalle loro bocche d'acciaio e ci alziamo leggeri verso le chiome degli alberi, li sfioriamo alzandoci sempre di più trafiggendo lanebbia sottile del mattino. Vinciamo la zona d'ombra della valle e siamo nel sole puro del mattino. Tutto cambia e noi restiamo a bocca aperta godendoci lo spettacolo del paesaggio che rimpicciolisce sotto di noi. Non sappiam più dove guardare tanta è la meraviglia.

Il volo

Eccoci a danzare nel cielo con le rondini e i falchi. Da quassù si percepisce con maggior chiarezza la tridimensionalità del cielo, la sua vastità blu. Il pilota rimane in contatto con il fuoristrada a terra che ci segue cercando a grandi linee di intuire e anticipare il punto dove atterreremo. Poi ci racconta la geografia incredibile da mappa tridimensionale sotto di noi. Noi estasiati dalle sfumature dell'ocra, del verde e del blu. Abituato a volare non si lascia distrarre, un occhio alle strumentazioni di bordo, l'altro ai dettagli che ci fa notare: un branco di cinghiali con i piccoli che corrono nella rada boscaglia, i pinnacoli di creta dei calanchi nella Val d'Orcia, i campanili di Pienza...

In mongolfiera si hanno pochi comandi a disposizione: salire o scendere. E' il vento invece a decidere la direzione. La bravura di un pilota è dunque quella di prevedere, anticipare, pennellare. Ed ecco che il nostro, in vista di Monticchiello, inizia dolcemente ad abbassarsi e lentamente ci porta a sfiorarne le mura antiche. Passiamo silenziosi più bassi dei detti delle case, una donna alla finestra ci saluta incredula, col nostro corno richiamiamo l'attenzione degli anziani che chiacchierano sulla piazza lasciandoli a bocca aperta. Poi di nuovo il fuoco dei motori ci spinge sù in alto e Monticchiello resta una macchia nel dipinto dietro e sotto di noi.

L'atterraggio

Più avanti torniamo ad abbassarci, passiamo bassi sopra un podere ed un gregge di pecore poco distanti da La Foce. Ci abbassiamo ancora sino a volare rasenti alla collina, in un campo falciato da poco. Siamo poi a meno di un metro da terra, lentissimi. Infine tocchiamo il suolo con dolcezza e ci arrestiamo, il pallone viene sgonfiato velocemente e la brezza leggera lo adagia floscio sull'erba. E' tempo di brindare, il fuoristrada ci raggiunge e stappiamo brunello alzando i calici al cielo!

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